Christine Kim: ritratti celati

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È iniziato un nuovo anno e finalmente torno a parlare di Arte!
Dopo un lungo periodo dedicato alle idee per il Natale è ora di ricominciare e per iniziare alla grande ho deciso di parlarvi di un’artista canadese le cui opere si destreggiano in complicati livelli di profondità.

Le opere di Christine Kim mi hanno colpita per quell’abbinamento di figure timide e complicati ricami di carta, a creare un’opera complessa e multidimensionale in grado di rappresentare in una singola figura un elegante mondo silenzioso. Ammiro soprattutto la sua capacità di costruire qualcosa di tridimensionale partendo dalla lavorazione di un materiale piatto reinventandolo in più maniere: dal disegno all’intaglio della carta. La sapiente sovrapposizione dei vari strati fa parlare da sola l’opera e il suo soggetto catturando la nostra attenzione.

Il suo lavoro viene ispirato dai contrasti tra luce e ombra, così come avviene nelle vetrate delle cattedrali gotiche o nella trama delicata di ali di farfalle e foglie secche. Gli unici tocchi di colore vengono portati da casuali macchie acquarellate successivamente isolate e composte nell’insieme.

La sua ricerca mira ad approfondire i sentimenti di incertezza, tensione e disagio che emergono qualora decidiamo di mettere in discussione il nostro posto nel mondo. Le sue figure androgine avvolte in un’aria di mistero e ambiguità si adattano ovunque e in nessun luogo: Kim cerca, attraverso il disegno, di scoprire ciò che di loro è celato e nascosto mostrandolo ai nostri occhi.
Il pizzo è per lei un mezzo: simbolo di lutto e dolore, viene indossato come un’ombra fugace, una barriera che protegge e impedisce agli estranei di entrare dentro i nostri confini. Un richiamo simbolico all’oscurità che aleggia dentro tutti noi e che talvolta emerge silenziosa.

Christine Kim come dicevo lavora su più piani: raffinati disegni a grafite vengono impreziositi da forme acquarellate e intricati ricami di carta; ogni aspetto viene quindi isolato, ritagliato e infine composto su più livelli per un effetto tridimensionale. I suoi soggetti sono soprattutto ritratti femminili: inizialmente venivano estrapolati da riviste di moda, successivamente decide invece di utilizzare la fotografia scegliendo come soggetti alcuni amici. Le foto ottenute vengono quindi rielaborate con Photoshop, permettendole di decidere quanto andare in profondità per descrivere le loro caratteristiche oscure tramite la sovrapposizione di immagini e livelli. Una volta riportato il disegno a grafite sul foglio Kim lo estrapola ritagliandolo lungo i bordi e inizia quindi a comporre l’opera con gli altri strati (acquerelli e ritagli di carta). Questo processo è per l’artista la parte più bizzarra, divertente ma anche frustrante: a volte pianificata al dettaglio mentre altre totalmente lasciata al caso e alla scoperta.

Per finire decido di lasciarvi con una sua video-intervista realizzata dal  filmmaker Jesse Brass e facente parte di una serie di 10 altre che mirano ad approfondire il processo creativo di alcuni fra i più noti artisti americani contemporanei.

Qui il suo sito aggiornato con tutte le sue opere, vi consiglio di darci un’occhiata! E per conoscere più a fondo il suo lavoro, come nasce e viene creato potrete seguire anche il suo blog (presente nel sito) periodicamente aggiornato e ricco di approfondimenti sulle sue opere!

A presto!

 

Fonti:
http://christinekim.ca/
http://christinekim.ca/blog/?offset=1357324500000
http://hifructose.com/2014/09/04/christine-kim-infuses-paper-cut-sculptures-and-installations-with-illustration/
http://www.daylightcurfew.com/blogs/daylight-curfew-2/15041309-interview-christine-kim-artist-print-series

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